el6ato y el7opo

Il Blog Peggio Frequentato della Rete

NINJA BUSH

George Bush mostra le sue abilità ninja mentre schiva un’attacco di un pokemon master…

Qui il video (quello vero).

dicembre 15, 2008 Posted by | All'alba del ventunesimo secolo, Diamo un nome alle Cose, Dipartimento Scuola Educazione, el6ato, l'islam che piace ai giovani, Ninja, Protagonisti del secolo passato, rassegna stampa, TV, YOUTUBE | Lascia un commento

SVELATO IL MISTERO DEL BRACCIALETTO DI MUMBAI




Era il laccetto di Lance Armstrong…


Solidarietà alla Fondazione Lance Armstrong!
W il cancro ai testicoli!

novembre 28, 2008 Posted by | All'alba del ventunesimo secolo, Devolution, Diamo un nome alle Cose, el6ato, el6ato insegna a vivere, il manuale del perfetto bombarolo, IMPARIAMO A COMBATTERE CON EL6ATO, irreligione, l'islam che piace ai giovani, Le Prove che Dio non Esiste, Pessimo Gusto, Politica, rassegna stampa, rifiutato dallo sponsor | Lascia un commento

Il figlio rosicone di gheddafi (quanti pensieri ci dà….)

Mesi dopo il reportage sulla gayezza di gheddafi jr. el 6atoy el 7opo torna a inimicarsi gran parte della popolazione libica ancora viva

Al-Saadi Gheddafi si prepara la colazione

Tre uomini bendati messi al muro, tre tifosi del Al-Ahly di Bengasi con il gagliardetto in mano. Al posto del plotone di esecuzione c’è il figlio primogenito di Muammar Gheddafi, il Colonnello che guida la Libia da 39 anni. Al-Saadi indossa la sua divisa preferita, quella da calciatore (ha militato dal 2003 al 2006 nel campionato italiano di Serie A, prima a Perugia e poi a Udine). Eccolo mentre «spara » di piatto destro il pallone contro i condannati. Accanto a loro, un asinello con l’offensiva scritta Al-Saadi sulla groppa.

Tutto chiaro? Questo è il fotomontaggio, il rebus perfetto, con cui il mensile francese “So Foot” illustra una storiaccia di calcio, arbitri e condanne a morte tutta giocata tra i campi e i tribunali della Libia. Una storia dimenticata: la Fifa, l’organo supremo del football mondiale, assicura di «non aver mai aperto un’inchiesta».

La Lega calcio libica ha le carte in regola per ospitare la Coppa d’Africa nel 2014. E forse potrebbe contribuire a risolvere l’annosa questione degli arbitraggi che avvelena anche il nostro campionato. Moviola in campo? Arbitri di area? Inutili. La soluzione sta negli assistenti. Devono essere armati. E come tutti rispondere al bene supremo della nazione. Cioè di chi comanda.

Altro che sudditanza psicologica. Sudditanza e basta, a mano armata. Estate 2000, l’Al-Ahly Bengasi riceve l’Al-Alhy (il nome significa nazionale) di Tripoli, la squadra di Gheddafi junior. I padroni di casa chiudono in vantaggio il primo tempo, 1-0. Nella ripresa, si vede chi sono i veri padroni. L’arbitro regala due rigori agli ospiti, e poi convalida un gol del Tripoli in netto fuorigioco. I giocatori del Bengasi vogliono lasciare il campo in segno di protesta. Più che i guardalinee, sono le guardie del corpo di Al-Saadi ai bordi del campo a convincerli a continuare. La partita deve finire regolarmente. Il Tripoli vince 3 a 1.

Cosa si aspettavano, i tifosi del Bengasi? Quella è la squadra del figlio del capo. Zitti e correre. Poche settimane dopo, 20 luglio, i biancorossi affrontano l’Al-Bayada. E’ la città natale della madre di Al-Saadi. Stesso copione. Quando il direttore di gara concede un rigore inesistente agli avversari, esplode la rivolta. Deve vincere sempre pure la squadra della mamma del capo? E’ troppo. Invasione di campo, partita sospesa. Fuori dallo stadio i tifosi si scatenano.

Bruciano diverse auto, tra cui quella di Al-Saadi. Atti vandalici, certo, ma la Libia vanta precedenti peggiori: nel 1996 il derby di Tripoli (tra due squadre sulla carta apparentate nel segno dei Gheddafi, una sostenuta da Saadi l’altra dal fratello Mohammed) finì in un bagno di sangue, con la polizia che sparò sulla folla uccidendo decine di persone.

La partita Bengasi-Bayada non si conclude con una carneficina. Ma i tifosi della città cirenaica, il giorno dopo, osano mettere in scena uno scherzo che non può passare impunito. Fanno circolare per le strade di Bengasi un asinello che ha sulla groppa il nome Al-Saadi.

Gheddafi junior ride di voi

La vendetta non tarda. Il 28 agosto 2000 la squadra è sciolta. Quattro giorni più tardi — secondo la ricostruzione di “So Foot” che ha raccolto diverse testimonianze — le infrastrutture della società vengono distrutte con i bulldozer. Decine di persone vengono arrestate. La Fifa non fa una piega. Human Rights Watch e Amnesty International cominciano le denunce: nel 2001 nove tifosi vengono condannati con sentenza definitiva. Durissima. Colpevoli di aver militato «di una società segreta proibita dalla legge».

Usando come paravento il club di calcio e le tribune degli stadi, i tifosi avrebbero in realtà «complottato» contro la gloriosa «Rivoluzione libica e contro il suo leader ». Non erano soli. Più che con tifoserie gemellate, gli hooligans del Bengasi «hanno collaborato con servizi segreti stranieri». Bugie, racconta ora il tifoso Omar Ben Daoud al giornale francese: «La politica non c’entrava nulla. Eravamo furenti per l’arbitraggio».

Per tre imputati condanna a morte. Il 10 febbraio 2002 sono legati a un palo, con gli occhi bendati. Per un’ora. Il plotone non arriva. Tortura psicologica. Le pene capitali vengono ridotte all’ergastolo. Nell’ottobre 2005 il Consiglio Supremo libera i condannati (ma la pena è solo sospesa, e possono tornar dentro in ogni momento). Otto, perché nel frattempo uno è morto. Si è impiccato nella sua cella nel 2004. Lo stesso anno in cui Al-Saad esordiva bel bello in Serie A, Perugia-Juventus 1 a 0 gol di Ravanelli. Nessuno gli chiese conto del caso Bengasi, di quei tifosi condannati alla fucilazione: scusi, Al-Saadi, in un Paese dove non c’è libertà almeno sui campi di calcio può vincere il migliore? Niente.

Più che il suo palleggio, furono i soldi di papà a consigliare l’ingaggio di Gheddafino, ad aprirgli le porte dell’Italia (Tripoli è tuttora proprietaria del 7,5% della Juventus). Oggi gli scampati al plotone di esecuzione raccontano a “So Foot” che furono torturati. Al Saadi ufficialmente non si occupa più di calcio. Ha ripreso il grado di colonnello nelle forze speciali. Il Bengasi è stato riabilitato. L’anno scorso è arrivato quinto. Niente più invasioni di campo però. Gli arbitri libici sono i migliori del mondo.

thanx: dagospia\il corriere della sera

febbraio 8, 2008 Posted by | l'islam che piace ai giovani, Parenti Scomodi, rifiutato dallo sponsor, Si stava meglio quando si stava peggio | Lascia un commento

PIU’ UMANO PIU’ VERO (è un ballo straniero)

DIARIO.IT  il 2 febbraio 2001 spiegava tutta la questione delle infermiere bulgare il Libia, di come fossero innocenti e abbiano solo fatto da capro espiatorio a Gheddafi per non ammettere con il suo popolo che hanno degli ospedali da terzo mondo e da ostaggi per accaparrarsi un sacco di milioni di euro dall’Unione europea (senza contare che qui si mormora che nelle ultime negoziazioni abbia chiesto un’autostrada e una ferrovia alla Francia).
 

L’inchiesta vecchio stile I bambini malati di Gheddafi Colpiti dal virus Hiv, oggi sono curati in Italia. Cinque infermiere bulgare, arrestate a Bengasi, sono accusate di averli infettati di Maria Pace Ottieri

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Sono arrivati a Milano nel mese di luglio, in gran segreto, un centinaio di bambini libici tra i sei mesi e i tredici anni, accompagnati dai genitori, per essere curati all’Ospedale Sacco e all’Ospedale Niguarda. I bambini sono tutti positivi al virus Hiv, che può provocare la sindrome dell’Aids. La loro storia medica dice che hanno contratto l’infezione durante una degenza per motivi vari – da infezioni banali a operazioni chirurgiche – nell’ospedale infantile Al Fatih di Bengasi, dove sarebbero stati contagiati nel corso del 1998, presumibilmente dal febbraio al settembre, con iniezioni di prodotti contaminati.
Usiamo il condizionale perché la vicenda è avvolta da un riserbo assoluto: i medici e gli infermieri degli ospedali milanesi non parlano, vincolati, dicono, da un patto di silenzio con le autorità libiche che avrebbero stipulato un accordo per un ciclo di cure di durata indefinita.
I bambini contaminati nell’Ospedale di Bengasi sono molti di più di quelli arrivati in Italia. 393, secondo la versione ufficiale, addirittura oltre mille, nelle voci, sia pure rare e non confermate, che circolano intorno a questa vicenda. Ventuno di loro sarebbero morti nel corso del 1999.

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luglio 25, 2007 Posted by | l'islam che piace ai giovani | Lascia un commento

IL TOPLESS CHE PIACE A ALLAH

http://www.ahiida.com/index.php?a=subcats&cat=20

giugno 19, 2007 Posted by | All'alba del ventunesimo secolo, bestemmie, Devolution, Dipartimento Scuola Educazione, l'islam che piace ai giovani, rifiutato dallo sponsor | Lascia un commento

IL FIGLIO GAY DI GHEDDAFI


Suo padre, il leader libico Muhammar Gheddafi (un nome che può essere pronunciato in ben 37 modi diversi), lo conosciamo tutti. Un po’ meno noto, già pronto a diventare anche lui un leader… ma del gossip, suo figlio Al Saadi Gheddafi. Calciatore della Sampdoria, si è già distinto come “bon vivant” e ha già attirato l’attenzione dei paparazzi grazie alla sua passione per il jet set, per le feste con gli amici, per le goliardate. Se suo papà, infatti, è noto per l’algida impassibilità e l’aria un po’ burbera, lui raccoglie consensi per quel suo modo di fare espansivo e giocoso che rivela un carattere più propenso a socializzare. Dimostrando di avere addirittura un talento nascosto per gli scherzi.

(Al Saadi Gheddafi ”gioca” con un amico – Foto da Novella 2000)

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giugno 12, 2007 Posted by | l'islam che piace ai giovani, Parenti Scomodi, Protagonisti del secolo passato, rifiutato dallo sponsor, Si stava meglio quando si stava peggio | 12 commenti

THE GLOBAL TERRORISM DATABASE

 

 

Now online: GTD2Beta

maggio 25, 2007 Posted by | All'alba del ventunesimo secolo, Dipartimento Scuola Educazione, From the depth of the internetweb, l'islam che piace ai giovani, rifiutato dallo sponsor | Lascia un commento

Gauloises, la cigarette de l’homme fort!

 

Spot africano del ’76.

Oggi avrebbero aggiunto un pò di bling-bling

maggio 23, 2007 Posted by | Advertising, Dipartimento Scuola Educazione, l'islam che piace ai giovani, Protagonisti del secolo passato, Pubblicità, recensioni, rifiutato dallo sponsor, Si stava meglio quando si stava peggio | Lascia un commento

L’ISLAM CHE PIACE A NOI GIOVANI

Risolvere il caso scabroso di due colleghi di sesso diverso che lavorano nella stessa stanza (cioè normalità) era apparsa impresa ardua agli esperti egiziani di diritto islamico (cioè dei preti col turbante). Che così hanno elaborato una fatwa piuttosto bizzarra.Alla donna in orario di lavoro è infatti concesso togliersi il velo, alzare la jallabia (il vestito che la copre dal collo alle caviglie), scoprirsi il seno e allattare il collega maschio (senza motivo apparente). L’operazione, ripetuta 5 volte, è in grado di trasformare il compagno di lavoro in un membro della famiglia (e in uno che se la intende con la donna di un altro, a parer mio). Uno di quegli uomini che insieme a padri, fratelli e figli, può frequentare le donne a tu per tu e senza le restrizioni imposte dalle “regole del pudore”.


Se si fa fare anche un ditalino viene anche promossa a direttore di sgabuzzino.

…ma porco allah!!…

maggio 21, 2007 Posted by | l'islam che piace ai giovani, Sex in the 21st Century | 1 commento