el6ato y el7opo

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IL CAZZONE DEL PRINCIPE WILLIAM

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novembre 21, 2008 Posted by | Dipartimento Scuola Educazione, edizioni marcellopera, Le Prove che Dio non Esiste, NSFW, Parenti Scomodi, porn, rassegna stampa, rifiutato dallo sponsor, Sex in the 21st Century, spazio ai giovani | Lascia un commento

CoolTrane

marzo 28, 2008 Posted by | edizioni marcellopera | Lascia un commento

GrandWazoo

marzo 28, 2008 Posted by | edizioni marcellopera | Lascia un commento

il poeta maledetto (da tutti)

febbraio 20, 2008 Posted by | marcellopera | Lascia un commento

Squadra AntiAborto: missione Napoli (dovè la troia?)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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febbraio 13, 2008 Posted by | bestemmie, marcellopera | , | 1 commento

Il figlio rosicone di gheddafi (quanti pensieri ci dà….)

Mesi dopo il reportage sulla gayezza di gheddafi jr. el 6atoy el 7opo torna a inimicarsi gran parte della popolazione libica ancora viva

Al-Saadi Gheddafi si prepara la colazione

Tre uomini bendati messi al muro, tre tifosi del Al-Ahly di Bengasi con il gagliardetto in mano. Al posto del plotone di esecuzione c’è il figlio primogenito di Muammar Gheddafi, il Colonnello che guida la Libia da 39 anni. Al-Saadi indossa la sua divisa preferita, quella da calciatore (ha militato dal 2003 al 2006 nel campionato italiano di Serie A, prima a Perugia e poi a Udine). Eccolo mentre «spara » di piatto destro il pallone contro i condannati. Accanto a loro, un asinello con l’offensiva scritta Al-Saadi sulla groppa.

Tutto chiaro? Questo è il fotomontaggio, il rebus perfetto, con cui il mensile francese “So Foot” illustra una storiaccia di calcio, arbitri e condanne a morte tutta giocata tra i campi e i tribunali della Libia. Una storia dimenticata: la Fifa, l’organo supremo del football mondiale, assicura di «non aver mai aperto un’inchiesta».

La Lega calcio libica ha le carte in regola per ospitare la Coppa d’Africa nel 2014. E forse potrebbe contribuire a risolvere l’annosa questione degli arbitraggi che avvelena anche il nostro campionato. Moviola in campo? Arbitri di area? Inutili. La soluzione sta negli assistenti. Devono essere armati. E come tutti rispondere al bene supremo della nazione. Cioè di chi comanda.

Altro che sudditanza psicologica. Sudditanza e basta, a mano armata. Estate 2000, l’Al-Ahly Bengasi riceve l’Al-Alhy (il nome significa nazionale) di Tripoli, la squadra di Gheddafi junior. I padroni di casa chiudono in vantaggio il primo tempo, 1-0. Nella ripresa, si vede chi sono i veri padroni. L’arbitro regala due rigori agli ospiti, e poi convalida un gol del Tripoli in netto fuorigioco. I giocatori del Bengasi vogliono lasciare il campo in segno di protesta. Più che i guardalinee, sono le guardie del corpo di Al-Saadi ai bordi del campo a convincerli a continuare. La partita deve finire regolarmente. Il Tripoli vince 3 a 1.

Cosa si aspettavano, i tifosi del Bengasi? Quella è la squadra del figlio del capo. Zitti e correre. Poche settimane dopo, 20 luglio, i biancorossi affrontano l’Al-Bayada. E’ la città natale della madre di Al-Saadi. Stesso copione. Quando il direttore di gara concede un rigore inesistente agli avversari, esplode la rivolta. Deve vincere sempre pure la squadra della mamma del capo? E’ troppo. Invasione di campo, partita sospesa. Fuori dallo stadio i tifosi si scatenano.

Bruciano diverse auto, tra cui quella di Al-Saadi. Atti vandalici, certo, ma la Libia vanta precedenti peggiori: nel 1996 il derby di Tripoli (tra due squadre sulla carta apparentate nel segno dei Gheddafi, una sostenuta da Saadi l’altra dal fratello Mohammed) finì in un bagno di sangue, con la polizia che sparò sulla folla uccidendo decine di persone.

La partita Bengasi-Bayada non si conclude con una carneficina. Ma i tifosi della città cirenaica, il giorno dopo, osano mettere in scena uno scherzo che non può passare impunito. Fanno circolare per le strade di Bengasi un asinello che ha sulla groppa il nome Al-Saadi.

Gheddafi junior ride di voi

La vendetta non tarda. Il 28 agosto 2000 la squadra è sciolta. Quattro giorni più tardi — secondo la ricostruzione di “So Foot” che ha raccolto diverse testimonianze — le infrastrutture della società vengono distrutte con i bulldozer. Decine di persone vengono arrestate. La Fifa non fa una piega. Human Rights Watch e Amnesty International cominciano le denunce: nel 2001 nove tifosi vengono condannati con sentenza definitiva. Durissima. Colpevoli di aver militato «di una società segreta proibita dalla legge».

Usando come paravento il club di calcio e le tribune degli stadi, i tifosi avrebbero in realtà «complottato» contro la gloriosa «Rivoluzione libica e contro il suo leader ». Non erano soli. Più che con tifoserie gemellate, gli hooligans del Bengasi «hanno collaborato con servizi segreti stranieri». Bugie, racconta ora il tifoso Omar Ben Daoud al giornale francese: «La politica non c’entrava nulla. Eravamo furenti per l’arbitraggio».

Per tre imputati condanna a morte. Il 10 febbraio 2002 sono legati a un palo, con gli occhi bendati. Per un’ora. Il plotone non arriva. Tortura psicologica. Le pene capitali vengono ridotte all’ergastolo. Nell’ottobre 2005 il Consiglio Supremo libera i condannati (ma la pena è solo sospesa, e possono tornar dentro in ogni momento). Otto, perché nel frattempo uno è morto. Si è impiccato nella sua cella nel 2004. Lo stesso anno in cui Al-Saad esordiva bel bello in Serie A, Perugia-Juventus 1 a 0 gol di Ravanelli. Nessuno gli chiese conto del caso Bengasi, di quei tifosi condannati alla fucilazione: scusi, Al-Saadi, in un Paese dove non c’è libertà almeno sui campi di calcio può vincere il migliore? Niente.

Più che il suo palleggio, furono i soldi di papà a consigliare l’ingaggio di Gheddafino, ad aprirgli le porte dell’Italia (Tripoli è tuttora proprietaria del 7,5% della Juventus). Oggi gli scampati al plotone di esecuzione raccontano a “So Foot” che furono torturati. Al Saadi ufficialmente non si occupa più di calcio. Ha ripreso il grado di colonnello nelle forze speciali. Il Bengasi è stato riabilitato. L’anno scorso è arrivato quinto. Niente più invasioni di campo però. Gli arbitri libici sono i migliori del mondo.

thanx: dagospia\il corriere della sera

febbraio 8, 2008 Posted by | l'islam che piace ai giovani, Parenti Scomodi, rifiutato dallo sponsor, Si stava meglio quando si stava peggio | Lascia un commento

Ilona Staller, Per amore e per forza

Da Il Foglio (del lunedì)

Tratto da: Ilona Staller, Per amore e per forza, Mondadori, 2007, 16 euro.

ASPIRAZIONI.
“Mia madre sperava che scegliessi la carriera di medico… Io aspiravo a diventare archeologa o geologa. Ma erano sogni senza speranza, quelli. Non ero una studentessa particolarmente brava, né diligente, né, a dire il vero, mi applicavo. Mi interessavano molto di più le feste, i concerti e i ragazzi”. Ilona Anna Staller. (26 novembre 1951, Budapest). Nasce in una famiglia di donne sfortunate. A partire dalla bisnonna, guardiana di oche, messa incinta da un notaio del villaggio, e abbandonata. Stessa sorte toccò alla nonna, cuoca di una ricca famiglia di Budapest, ingravidata da un ricco commerciante ebreo.

La madre, Ilona, passò l’adolescenza a Alsozsólca, faceva anche lei la guardiana di oche e per tutti era la “bastarda” del villaggio. Non le era parso vero ciononostante di essere corteggiata da un forestiero, Staller, che millantava di essere un conte, e invece dopo il matrimonio la portò ad abitare in una casa buia e umida alla periferia di Budapest.

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luglio 27, 2007 Posted by | Culi, Libri, porn, Sex in the 21st Century | 3 commenti

SANTE CHIAPPE

Carlo Rossella e marcellopera per “La Stampa”

Taki, nella sua rubrica High Life sullo Spectator «Beautiful Rome». Anne Hathaway «Dreaming Roma». Sienna Miller «Fantastic Rome». Anna Wintour, direttrice di Vogue «Rome is romantic and charming». I personaggi dello star system hanno elogiato nelle settimane scorse la Roma di Valentino, tutta sfilate ed eleganza, discrezione e stile. Hanno portato a Londra ed a New York una immagine della capitale bella e sconvolgente come una foto di Mario Testino per Vanity Fair.
Ma la Roma estiva, accaldata, sudata, lucida di creme ed abbronzanti, nuda e cruda è ben diversa dalla chic Roma del gran sarto di piazza Mignanelli.

(L’esplosiva Rita Rusic nella Roma godona – Foto U.Pizzi)


È la Roma di via del Corso, che marcia seminuda verso la meta. Certi pomeriggi basta fermarsi in largo Goldoni e guardare le due colonne umane che provengono una da via Condotti e l’altra dal Corso, verso e da piazza del Popolo. Su dieci donne, almeno cinque mostrano molto più del necessario. Seni straripanti sotto le micro magliette. Ombelichi spesso emergenti da pance adipose. Fondi schiena che fanno intravedere tutto il possibile. Gambe in completo plein air, su su fin quasi all’ultimo piano. La pelle di queste guerriere è in genere abbronzata o rossa di calore, specie nelle viaggiatrici nordiche. Le nude affrontano in modo sfacciato le svestite, soprattutto se sono in gruppo.

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luglio 25, 2007 Posted by | Sex in the 21st Century, Si stava meglio quando si stava peggio, spazio ai giovani | 28 commenti

PIU’ UMANO PIU’ VERO (è un ballo straniero)

DIARIO.IT  il 2 febbraio 2001 spiegava tutta la questione delle infermiere bulgare il Libia, di come fossero innocenti e abbiano solo fatto da capro espiatorio a Gheddafi per non ammettere con il suo popolo che hanno degli ospedali da terzo mondo e da ostaggi per accaparrarsi un sacco di milioni di euro dall’Unione europea (senza contare che qui si mormora che nelle ultime negoziazioni abbia chiesto un’autostrada e una ferrovia alla Francia).
 

L’inchiesta vecchio stile I bambini malati di Gheddafi Colpiti dal virus Hiv, oggi sono curati in Italia. Cinque infermiere bulgare, arrestate a Bengasi, sono accusate di averli infettati di Maria Pace Ottieri

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Sono arrivati a Milano nel mese di luglio, in gran segreto, un centinaio di bambini libici tra i sei mesi e i tredici anni, accompagnati dai genitori, per essere curati all’Ospedale Sacco e all’Ospedale Niguarda. I bambini sono tutti positivi al virus Hiv, che può provocare la sindrome dell’Aids. La loro storia medica dice che hanno contratto l’infezione durante una degenza per motivi vari – da infezioni banali a operazioni chirurgiche – nell’ospedale infantile Al Fatih di Bengasi, dove sarebbero stati contagiati nel corso del 1998, presumibilmente dal febbraio al settembre, con iniezioni di prodotti contaminati.
Usiamo il condizionale perché la vicenda è avvolta da un riserbo assoluto: i medici e gli infermieri degli ospedali milanesi non parlano, vincolati, dicono, da un patto di silenzio con le autorità libiche che avrebbero stipulato un accordo per un ciclo di cure di durata indefinita.
I bambini contaminati nell’Ospedale di Bengasi sono molti di più di quelli arrivati in Italia. 393, secondo la versione ufficiale, addirittura oltre mille, nelle voci, sia pure rare e non confermate, che circolano intorno a questa vicenda. Ventuno di loro sarebbero morti nel corso del 1999.

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luglio 25, 2007 Posted by | l'islam che piace ai giovani | Lascia un commento

PATTIE BOYD, LA BIONDA CHE HA TRIANGOLATO CON HARRISON E CLAPTON (ED È ANDATA A LETTO CON LENNON E JAGGER

Da “la Repubblica”

Bollenti rivelazioni sulle sue tormentate love story nella biografia di Pattie Boyd, “Wonderful Today”, che uscirà in autunno. Tra i suoi molti amanti, anche John Lennon e Mick Jagger. A sessantatré anni, l´ex regina della moda si confessa sulle relazioni coniugali avute con due icone del rock come George Harrison e Eric Clapton. Un ménage à trois su cui, finora, la bionda lanciata da Mary Quant non si era mai sbottonata.

(Pattie Boyd foto gallery)


Le voci, però, circolavano da tempo e, allettata dal ricco ingaggio di 950mila sterline, con l´aiuto di Penny Junior (che ha già curato la biografia del principe Carlo), ha messo tutto nero su bianco. L´intreccio amoroso è noto. Galeotto il set del primo film dei Beatles, A hard day´s night. Harrison rimane folgorato dalla sensualità di Pattie e le firma autografi accompagnati da insistenti baci. La corteggia, ma lei non si concede, finché la passione li travolge. Nel ´66 le nozze, con luna di miele alle Barbados.

I guai però non tardano ad arrivare. A dividere la coppia è un viaggio in India, durante il quale Pattie inizia a frequentare il maestro yoga Marharishi Mahesh. Ma più di lei è George a subire il fascino del personaggio, iniziando a coltivare un interesse profondo per la spiritualità indiana che l´avrebbe accompagnato per tutta la vita. Tornati a Londra, la relazione tra i due si complica per l´abuso di alcool e droghe.

A logorarla definitivamente sono i continui tradimenti di George. Pattie si consola concedendosi qualche fuga dal talamo nuziale, non risparmiando nemmeno l´amico John Lennon e il cantante del gruppo rivale per eccellenza, Mick Jagger. Tutti stregati dal fascino etereo e misterioso di quella bellezza formato «twiggy». Musa o maga Circe? Per Eric Clapton, una vera ossessione, fin dal primo incontro a un party nel ´68. Il chitarrista dei Cream le dà subito la caccia e, per conquistarla, finge un flirt con la sorella minore.

(George Harrison e Pattie Boyd)


Il «fuscello» dai capelli d´oro, però, respinge le avance, nell´estremo tentativo di salvare il suo matrimonio, mentre George passa da un letto all´altro, incluso, a quanto pare, quello della moglie dell´amico Ringo Starr. Eric, intanto, non si rassegna e sfoga la sua frustrazione con “Layla”, tributo alla donna dei suoi sogni. Pietra miliare del rock, il brano è ispirato al poema iraniano di Nizami, Layla e Majun.

A furia d´insistere, Eric ottiene una relazione clandestina, favorita anche dalla latitanza dell´amico George, così incurante che, quando il rivale gli confessa di desiderare la sua donna, non fa una piega e risponde: «Tutto quello che vuoi, amico. Prenditela pure e io mi prendo la tua ragazza».

Offesa da tanto cinismo, Pattie decide di rompere e rifugiarsi tra le braccia della sua nuova fiamma. Nel ´79, i due si sposano ma, presto, il copione si ripete. La dipendenza di Eric da alcool e cocaina lo rende violento e, dieci anni dopo, la favola si conclude con la separazione.

(Eric Clapton e Pattie Boyd)


A sfatare il mito di “gentleman del rock” è proprio la sua musa, in una biografia che svela i suoi modi aggressivi, provocati, sembra, dal risentimento di non avergli dato figli. Un ritratto impietoso a cui si aggiunge il memoriale di un´altra ex, Lory del Santo. Dal chitarrista la soubrette ha avuto Conor, precipitato a quattro anni da un grattacielo di New York. Secondo l´attrice, Clapton non sarebbe mai stato entusiasta della paternità e avrebbe cercato in tutti i modi di convincerla ad abortire.

THANX DAGOSPIA

luglio 11, 2007 Posted by | From the depth of the internetweb, porn, Sex in the 21st Century | 2 commenti