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Mika Brzezinski e le italiane cacciate (accendino o panino?)

Marco Travaglio e marcellopera per “l’Unità”

Finiremo per montarci la testa: quattro anni fa, quando Rai e Mediaset diffondevano a reti unificate il Tg Unico Ad Personam del cavalier Bellachioma, raccontammo nella rubrica Bananas un nostro sogno ricorrente: vedere un mezzobusto, uno qualunque, ribellarsi in diretta alla sbobba che ogni sera era costretto a leggere, e stracciare davanti a tutti il foglietto dell’immangiabile scaletta. Il sogno ovviamente restò tale, almeno in Italia. L’altro giorno, però, s’è avverato in America, dove la bionda giornalista Mika Brzezinski, simbolo dei tg della Nbc, costretta ad aprire per l’ennesima volta sugli “sviluppi” del caso di Paris Hilton, non ci ha visto più e ha chiesto del fuoco per bruciare la scaletta.

(Marco Travaglio – Foto U.Pizzi)

 

“Datemi un accendino!”. Una mano pietosa gliel’ha passato, ma non funzionava. Così Mika ha stracciato e accartocciato il foglietto, aprendo il notiziario con la guerra in Iraq: una notizia che i “responsabili” della rete avevano ritenuto irrilevante. Ora Mika è un’eroina, riceve migliaia di lettere, telefonate, mail di telespettatori entusiasti per il suo gesto e stufi di una sedicente informazione che si occupa di fesserie. “Sto piangendo di gioia!”, le scrive uno. “Basta con queste scemenze!”, la esorta un altro. L’Nbc sulle prime aveva pensato di licenziarla per l’inqualificabile insubordinazione, ma il pubblico ha fatto sapere che non l’avrebbe consentito.

 

Così la rete ha abbozzato. Mika continuerà a leggere il tg, ma nessuno si azzarderà più a passarle notizie di gossip. E dire che la Nbc, come gli altri network Usa a eccezione dell’elitaria Pbs, è privata, “commerciale”. Noi abbiamo tre reti pubbliche, eppure nulla del genere sarebbe lontanamente immaginabile. Nessun conduttore, in questi anni di scadimento (rispetto a standard non certo eccelsi in partenza), s’è mai ribellato in diretta. Qualcuno l’ha fatto tra le quattro mura della redazione illudendosi di “cambiare il sistema dall’interno”. Daniela Tagliafico, vicedirettore, contestò Mimun e fu cacciata; Maria Luisa Busi fece altrettanto e si prese della “bidella”; Lilli Gruber osò discutere la scaletta delle notizie e fu apostrofata: “O mangi ’sta minestra, o salti…”: preferì saltare.

(Mika Brzezinski)

 

Il Cdr emise comunicati disperati e raccolse un libro bianco sulle censure subìte: nessuna reazione. Molti – come si dice – hanno sofferto in silenzio. I più han fatto a gara nel prestare la propria faccia a presunti tg che farebbero vergognare un giornalista nelle isole Andemane. Per non parlare, si capisce, del cabaret del Tg4, di quella succursale di Eva Tremila che è Studio Aperto, di quel monumento alla piaggeria che è il Tg5. A furia di vederli in onda, non ci facciamo più caso.

 

E, quel che è peggio, non ci fanno più caso nemmeno i giornalisti professionisti, alcuni dei quali persino bravi, che ci lavorano. Nel 2003 Francesco Giorgino intervistò Boldi & De Sica per presentare il loro ultimo film “Natale in India”, lo definì “uno spaccato dell’Italia di oggi”, poi rivelò di aver recitato anche lui in quel capolavoro del neorealismo: i due premi Oscar lo ringraziarono in diretta per aver «contribuito a un successo straordinario».

 

Era, quello, il Tg1 di Clemente J. Mimun, che se l’avesse diretto Berlusconi sarebbe stato un po’ meno servile. Era il tg in cui l’apposita Susanna Petruni tagliava le corna di Berlusconi al vertice di Caceres, trapiantava una platea piena di folla (quella che aveva applaudito Kofi Annan) al discorso del Cavaliere davanti all’assemblea Onu semideserta ed evitava di trasmettere l’audio del premier che dava del “kapò nazista” a Martin Schulz. L’Italia che usciva dagli schermi del Tg1, mentre milioni di persone faticavano ad arrivare a fine mese, era opulenta, spensierata, ridanciana, tutta shopping vacanze abboffate e feste al Billionaire. In redazione ancora si ricorda con commozione un servizio esclusivo su un nuovo lavoro di grande avvenire: il “personal shopper” che, in cambio di 50 euro all’ora, accompagna le “sciure” insegnando loro a “comperare bene”.

(Gianni Riotta – Foto U.Pizzi)

 

E poi “panini” a raffica: giornalisti ridotti ad aste del microfono che corrono dietro ai politici per raccogliere la “dichiarazione” su qualunque cosa, un tema a piacere. I panini peraltro continuano imperterriti tuttoggi nel Tg1 modello Riotta, che aveva promesso di abolirli, poi s’è arreso. Idem per il gossip, la nuova arma di distrazione di massa. Ieri un formidabile servizio da New York informava che Ivana Trump trova gli italiani “i migliori maschi del mondo”. Ci voleva proprio un collegamento via satellite del servizio pubblico, per farcelo sapere. Avete per caso un accendino?

luglio 3, 2007 - Posted by | Si stava meglio quando si stava peggio

1 commento »

  1. Bell’articolo…

    Commento di Daniele | novembre 12, 2007 | Rispondi


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