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“Respect”:”Non tutto si compra”

<B>Un blogger scova Perelman<br>l'orso russo in metropolitana</B>DA REPUBBLICA.IT

La foto rubata di Perelman

SAN PIETROBURGO – Ricordate il guru russo delle equazioni? L’uomo che dopo aver risolto uno degli enigmi matematici più difficili, ossia la celebre “congettura topologica di Poincaré”, rifiutò l’estate scorsa la medaglia Fields, il “Nobel” dei matematici, e il corrispettivo assegno di un milione di dollari? Grigori Perelman detto Grisha sparì di circolazione: “Non voglio essere uno scienziato da vetrina”. I soldi? “Troppi. In Russia il denaro genera sempre violenza”.

Abbandonò il posto all’Istituto di Matematica Steklov della città di Pietroburgo senza lasciar traccia e senza nemmeno avvisare la direzione. D’altra parte, non l’avevano rieletto membro dell’Istituto Steklov e questo l’aveva amareggiato assai. Così, pigliò le sue cose, uscì dall’Istituto e di lui non si seppe più nulla.

Ebbene, Perelman è stato “avvistato” il 12 giugno scorso. Viaggiava in metropolitana, a San Pietroburgo. Un blogger lo ha riconosciuto e gli ha fatto di nascosto quattro foto con il suo cellulare. Poi le immagini le ha messe su Internet.

Beffando i segugi delle grandi agenzie fotografiche internazionali. E quelli russi che si sono dovuti accontentare di riprendere le foto dal web. Il genio ribelle che aveva detto al New Yorker: “Finchè non ero ben visibile non avevo scelta. O fare cose orribili, o, se non le facevo, essere trattato come un cane. Ora che sono diventato una persona molto visibile, non posso rimanere come un cagnolino e non dire nulla. Per questo ho deciso di abbandonare”. Preferendo condividere con la madre un appartamento miserabile in una khrusciovka, uno di quelle costruzioni popolari che Nikita Kruscev fece edificare per dare alloggio alle famiglie sovietiche.


In verità, l’orso russo dei calcoli impossibili è sempre stato uno specialista dei gran rifiuti. Nel 1996 aveva detto no ad un premio europeo: “La giuria è incompetente”, fu la sprezzante motivazione di Perelman. Disse no anche alla prestigiosa rivista “Nature” che voleva intervistarlo, roba da sconcertare i suoi colleghi che invece avrebbero fatto i salti mortali per un “botta e risposta” su quelle pagine. Niente.

Perelman si era nascosto in qualche isba, a lavorare lontano dai riflettori e dalle pressioni degli accademici che lo volevano ingaggiare per dar lustro alle loro università.

Perché Perelman è uno che detesta la ribalta, detesta persino dover spiegare, scrivere, raccontare il tragitto compiuto per riuscire a risolvere i grandi complessi problemi insoluti della matematica. La sua scoperta l’ha distillata su un sito di prepubblicazioni scientifiche, senza seguire il percorso accademico consacrato. Era il 2002.

Un anno dopo, dovette scrivere due articoli per fornire ulteriori spiegazioni, sino ad affrontare una tournée delle università americane per spiegare a voce come aveva trovato la soluzione definitiva alla Congettura enunciata nel 1904 da Henri Poincaré.

Giornali e riviste hanno sguinzagliato i loro più abili reporter per strappare un’istantanea o due battute allo scontroso matematico. Nove mesi spesi invano a dargli la caccia. Ormai non ci pensava più nessuno all’eremita di Pietroburgo, e a quel milione di dollari rimasto nelle casse del Clay Mathematics Institute americano, il generoso sponsor del premio Fields.

Sino al 12 giugno scorso. Quando Perelman viene “intercettato” in metropolitana, a Pietroburgo, da Dmitri Sergieevic Butoga, un blogger del web che si firma “Sapienti.sat”. Dmitri riconosce immediatamente il tizio alto, dallo sguardo allucinato e la fronte sterminata che sembra Rasputin, la barba lunga ed incolta come la corona dei capelli parecchi centimetri, scarpacce da basket che hanno conosciuto anni migliori. “E’ lui, Grisha Perelman!”.

Senza farsi notare, Dmitri armeggia con il microbiettivo del suo telefonino. Tre, quattro scatti. L’altro, lo scienziato, non si accorge di nulla. Pare assorto nel suo mondo di numeri, teoremi e calcoli tridimensionali. Scribacchia qualcosa su un foglietto, è perso nei suoi ragionamenti. Non sappiamo se Butoga abbia pedinato Perelman. Lui dice di no.

Lo scienziato ha preso il metrò alla stazione Kupcino, dove abita, ed è sceso al Parco della Vittoria. Un tragitto breve, tre fermate. Si è allontanato “immerso nei propri pensieri”. Fa un po’ di teatrino, Butoga, sul suo sito: “Che cretino sono stato. Potevo approfittarne. Invece mi tocca guardare le mie foto pubblicate gratis sul Komsomolska Pravda”. Uhm. Il giornale ci mette del suo. Raccontando che a San Pietroburgo da qualche giorno circolano t-shirt nere con il ritratto di Perelman. Sotto, una scritta: “Respect” in inglese.

Sulle spalle, in russo, si legge: “Non tutto si compra”.

giugno 19, 2007 - Posted by | Dipartimento Scuola Educazione, From the depth of the internetweb, Protagonisti del secolo passato, rifiutato dallo sponsor

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