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PARIS VAL BENE UN MUGHINI

Giampiero Mughini (l’esiliato) per Libero


Che abbiano beccato Paris Hilton “ ’mbriaca” e mentre guidava a velocità sostenuta senza nemmeno avere la patente, c’entra niente con gli “eccessi” e con il loro indubbio fascino. Una regina non sa che cosa sono gli “eccessi”, solo fa quello che vuole, quando vuole e ogni volta che vuole. Altro che eccedere, Paris calcola al centesimo di dollaro parcella + Iva di ogni sua uscita. Bella, giovane, ricca, famosa, una che ha di fronte un’immensa audience di grulli arrapati e “guardoni”, perché mai dovrebbe imporsi dei limiti?

(Disinibita Paris)


Installata al centro del reame massmediatico, una che trasforma in avvenimento ogni serata cui partecipa a furia di esibizione di cosce e tette e che riscuote anche 300mila dollari a botta per una tale esibizione, regina indiscussa di tutti noi che stiamo lì a sbirciare se questa volta sarà acconciata ancor più a troia dell’ultima volta, Paris Hilton è personaggio chiave del nostro tempo. Ha in sé la giusta dose di nullità per funzionare al meglio nella civiltà dell’immagine in cui tutto si riduce a uno sguardo che dura un lampo, e purché quello sguardo riconosca il personaggio guardato e gli attribuisca un rango simbolico.
La guardi, la riconosci, la frughi con lo sguardo e dunque lei esiste. Bella, giovane, ricca, famosa, che vuoi di più in fatto di rango simbolico. Una pagina di quotidiano o di settimanale si accende se c’è lei, mezza nuda e sfrontata. Che poi la Hilton sia nella realtà delle cose un fumetto, come ha detto Claudio Amendola, l’attore italiano che le ha lavorato accanto durante la registrazione di uno spot televisivo; che lei sia una che nemmeno ti rivolge la parola (perché non avrebbe nulla da dirti), che ti guarda come tu fossi una pianta e questo perché tutto quello che la circonda ha per lei l’entità di una pianta, a cominciare dagli amanti che se la scopano in un video che l’ha resa celebre, questo che importa e a chi importa?

(Sul letto di dollari)


Uno che pure è un intellettuale americano dei più valorosi, Christopher Hitchens, nel tentativo di difendere la Hilton ha scritto un articolo patetico (che il Corriere della Sera di mercoledì scorso ha tradotto e messo in prima pagina). Nel tentativo di difendere il nulla, Hitchens è sprofondato a sua volta nel nulla.
Ho detto il nulla, e mi levo il cappello. Un po’ quello che scriveva Alberto Savinio, che di fronte all’imbecillità lui provava un moto di ammirazione. Se il nulla è divenuto un valore, certo che è una regina quella che tocca il vertice del nulla. Ecco perché noi tutti che stiamo addentro a questo gran casino che è la vita contemporanea, non possiamo non dirci “parishiltoniani”.

(Yeah!!)


C’è in lei un seme e un gene che ci connota tutti. C’è qualcosa di Paris Hiltlon in Stefano Ricucci, che i sublimi telefonisti interessati a papparsi la Bnl avevano trasformato in un mago delle strategie finanziarie e che poi è finito in gattabuia; c’è qualcosa di Paris Hilton in Ségolène Royal, un’aspirante leader politica che veniva bene quando la fotografano in tailleur, ma che un’idea politica che fosse una non ce l’aveva, e lasciava di stucco che fossero così tanti in Italia a vociare quanto fosse necessario in Italia un personaggio alla Ségolène Royal, e questo mentre la nostra eroina ha subito in Francia una disfatta politica precedente e che ha lasciato in ginocchio i socialisti francesi, il partito che era stato di François Mitterrand, per dire di uno che in tailleur non veniva così bene;

(..sotto il vestito mai niente!)


c’è qualcosa di Paris Hilton nel ministro Giovanna Melandri, quella che l’estate del 2006 si era buttata a pesce nella vetrina offerta dal calcio e pur senza saperne nulla, quella che presa dalla febbre moralizzatrice avrebbe cacciato se avesse potuto Marcello Lippi e che poi balzò senza vergogna sul carro dei vincitori quando Lippi e i suoi eroi (juventini la più parte, quegli abietti) mostrarono alta la Coppa di campioni del mondo;

c’è qualcosa di Paris Hiltlon in Michela Vittoria Brambilla, la “rossa” che sembra destinata a grandi responsabilità politiche, e di cui il 99 per cento degli italiana finora ha ammirato soltanto una foto che la mostra adeguatamente scosciata, una foto che Ségolène non se l’era nemmeno sognata, e non c’è niente di meglio di una foto scosciata a creare un grande destino.

(Le foto robute del suo cell)


C’è qualcosa di Paris Hilton in me, che tutto sommato trovo più interessante scrivere di Paris Hilton che non del Consorte che si voleva incamerare la Bnl perché era una banca nata a proteggere “il lavoro”, e che non mi sono perso una sola stazione della via crucis della giovane carcerata, a cominciare da quanto ho letto sul sito internet di Roberto d’Agostino, e cioè che la sua detenzione costa ai contribuenti americani la bellezza di 1100 dollari, tanto sono numerosi gli infermieri e i medici che la assistono mentre lei frigna e dice che in carcere ha conosciuto Dio, e basterebbe un’affermazione del genere a raddoppiarle o triplicarle la pena. Divina nullità.
In America il culto di Paris Hilton, o meglio delle sue cosce e delle sue tette, tocca vertici inauditi. E’ venuto fuori il caso di una sua fan che è andata dallo psichiatra per sottrarsi a questa tossicodipendenza. Alcuni giornali si sono accordati per riuscire a non parlare di lei per una settimana, una settimana soltanto. Dopo di che hanno ricominciato, anche perché era impossibile non fotografarla da come si presentava nei party in cui si riunisce il bel mondo, quello che mette assieme il fior fiore delle troie e dei paraculi (dizioni che sto rubando a Massimo Fini).

(Con l’amica Britney Spears)


Un mondo talmente “cafonal” di cui è ancora il sito di d’Agostino a offrire una sorta di diario quotidiano, una commedia subumana zeppa di aspiranti Paris Hilton scosciate e mezze nude, e che sono lì a implorare una particina televisiva o semplicemente a scroccare una cena, che è sempre meglio di niente. Solo che questo glielo si legge in volto, la tensione del dover scroccare la cena perché del doman non c’è certezza. Ciò che le allontana dal Sublime dove Paris è installata come nella bambagia.

(Scatenata sul cubo!)


Lei ha una tale certezza di tutte le cene del prossimo millennio, talmente è miliardaria e senza avere mai lavorato un minuto in vita sua. Lei è un niente di cui invidiare tutto. Lei appare ed è, rilassata e perfetta, senza essere niente. Come nel suo famoso video erotico, dove lei è sexy zero e tanto più se la mettete a confronto con una Silvia Saint, la pornoeroina cecoslovacca talmente ammirata da me e dallo scrittore Aldo Nove. Ma volete mettere se ad aprire le gambe e tutto il resto è una stramiliardaria?

THANX TO DAGOSPIA

giugno 15, 2007 - Posted by | Paris Hilton, Sex in the 21st Century, Si stava meglio quando si stava peggio

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