el6ato y el7opo

Il Blog Peggio Frequentato della Rete

PARIS VAL BENE 25 ANNI? (nn ci siamo rotti il cazzo?)

Cristopher Hitchens per il “Corriere della Sega”
(Distribuito da The New York Times Syndacate – Traduzione di Enrico Del Sero e marcellopera)

Un’insidiosa trappola rischia di inghiottire chiunque si spenda in critiche verso la cosiddetta cultura pop o (azzardando una ridefinizione) chiunque provi disagio alla cretinizzazione sistematica e «di massa» dei principali mezzi di informazione. Chi denuncia l’eccessivo risalto dato alla notizia, alimenta egli stesso l’«eccesso». Chi mostra una pur lieve conoscenza dell’argomento, tradisce il proprio interessamento verso qualcosa di cui si vorrebbe denunciare la futilità o l’irrilevanza.

(Paris Hilton)


Così, qualche penna tenta di salvare capra e cavoli, imprimendo ai propri articoli una parvenza di «importanza » e «attualità» pur continuando a manifestare la propria, palese superiorità. Ergo — parafrasando un po’ — «mentre tutti siamo ipnotizzati da quel che accade a Paris Hilton, nel Darfur la gente continua a morire».

Un solone come Bob Herbert, columnist del New York Times, per dire, si sentirebbe letteralmente perso qualora gli fosse negato di sfoggiare una così piacevole e brillante «ironia». E ora è il mio turno. Mi schiarisco un po’ la voce, come si diceva, prima di decidermi a fare qualcosa che mai avrei creduto di dover fare, e scegliere di scrivere di Paris Hilton. Scrivere di lei, per giunta, non limitandomi a dipingerla quale emblema o metafora di qualcosa, bensì come soggetto in sé.

Lo scorso venerdì pomeriggio, se memoria non m’inganna, ho avuto l’impressione che qualcuno ci stesse rendendo spettatori di una lieve ma significativa ingiustizia. Tutti quei titoli di giornale gongolanti e derisori e quelle immagini d’una fanciulla in lacrime trascinata di nuovo in prigione, mi hanno dato il voltastomaco. Ecco, finalmente la creatura frigna davanti alle vostre telecamere! Contenti, adesso?

Non ho problemi ad ammettere che io stesso ho guardato Paris Hilton intenta a fare sesso. La metto in termini così brutali perché è, il suo, il video meno erotico (nel suo genere) che io abbia mai visto. Pareva che la nostra sapesse tutto quanto da lei ci si aspettava e sfoggiasse una certa, sudata maestria; ma se qualcuno mi avesse detto che era fatta, gli avrei senz’altro creduto.

(Paris Hilton – Foto La Presse)


L’espressione del suo volto non ha mai lontanamente ricordato il simulacro di una donna intenta a fare l’amore. (Kingsley Amis, scrittore britannico che trattò genialmente di tali questioni, di certo non un puritano, riuscì a cogliere la duplice esperienza del sordido e dell’illecito asserendo che, nel momento in cui egli voleva che un certo spettacolo continuasse, desiderava porgli fine).
Così, tornando all’oggi, la nostra è una ragazza consapevole del fatto che, dovunque vada, la gente la vedrà — ridacchiando— attraverso una particolare lente. Il suo nome non le concede un briciolo di privacy. Ma, a ben vedere, questo è soltanto il preludio. A suo dire ignara che le fosse stata revocata la patente, esito della zaffata d’alcool in viso alla polizia stradale, Paris Hilton fa un’altra, dura scoperta: la maestà della legge non le darà un’altra chance.

Palesemente stordita e spaesata come non mai, la giovane miliardaria è arbitrariamente condannata al carcere, rilasciata con un pretesto altrettanto fumoso e — qui viene il bello — costretta a una sadica routine che la riporta al fresco. Qui la nostra prende a implorare l’aiuto della mamma, e grida che «Non è giusto!». Dopodiché comincia il tiro al bersaglio vero e proprio.

In quel di Toronto, dove mi trovavo lo sciagurato giorno, lo Star consacrava l’intera prima pagina al volto di Paris Hilton gonfio di lacrime. Un po’ più in alto, lo spietato titolo: «Piangi, bambina». Giuro che mai avrei voluto vedere una cosa del genere, ma che scelta avevo? Il tutto era emblematico di una notizia di risonanza oramai universale, e inesorabile. Non paghi di averla rimirata nuda e variamente penetrata, pare assodato che si debba anche spiarla mentre viene punita e umiliata. Così, la presunta cultura «aperta» si rivela tanto salace e pruriginosa quanto i vegliardi de «La lettera scarlatta».

(E ricordatevi che io….non porto le mutande!)


Paris Hilton è un’adulta secondo la legge, ma il trattamento che le stanno riservando dà sentore — o meglio fetore — degli impulsi più odiosi, reconditi e vili che soggiacciono alla pornografia infantile e all’abuso dei minori. Non riesco a immaginare cosa proverei se, nell’attesa di un ordine di arresto a seguito di un reato minore, vedessi orde di dementi drogati dalla tv ridere a crepapelle ed esibirsi in ghigni complici e gratuiti, tutto ciò mentre la comica Sarah Silverman (che, lei sì, andrebbe punita per quanto poco faccia ridere) descrive le sbarre della mia cella foggiate a mo’ di tanti peni, e scherza pesante sul rischio che mi rovini i denti a forza di rosicchiarle. Ah, dimenticavo: in prima serata e senza contraddittorio.
Il linciaggio è da sempre un rito di successo, non dobbiamo dimenticarlo, e lo spiacevole connubio di volgarità sessuale—oscenità è parola più appropriata — e desiderio di vendetta pare sia l’ingrediente che rende piccanti i Saturnali. Più di uno scrittore di «gossip» si starà preparando al giorno in cui Paris Hilton assumerà una fatale overdose. Ah, sarà un giorno glorioso: tutto il Pianeta a parlare di lei! Bloccato nella trappola in cui, a voler scrivere di un non-soggetto, sono volontariamente caduto, credo di potere tutelare la mia dignità, e l’integrità di una ragazza smarrita, dicendo due cose.

Primo, le banali gesta di Paris Hilton non interessano il sottoscritto né chicchessia, e non dovrei sentirmi costretto a meditarvi. Secondo, la nostra giovane ereditiera va lasciata libera di vivere la vita che ha avuto in sorte. Se vi sembra un paradosso, tanto meglio. Forse per rimediare alla ridicola foto di Paris Hilton in prima pagina, lo scorso venerdì, il pezzo del New York Times è passato dalla bambina inerme e in lacrime al più serioso dibattito suscitato da un altro «imputato di primo piano».

L’articolo citava un ancor più sgradevole episodio di populismo strisciante, nella forma di un’ordinanza emessa dal giudice «Reggie» Walton, che ha riversato il suo sciocco sarcasmo su quanti avevano presentato un esposto a sostegno di Lewis «Scooter» Libby. Magari tali «luminari», ghigna Walton, saranno disponibili anche per altri imputati? Non spetta a lui fare da arbitro in tale vicenda, e si ha l’impressione che egli mal comprenda la legge; ma se le sue parole significano qualcosa (parole che — non è un dettaglio insignificante — escono dalla bocca di un giudice federale), un messaggio sembra chiaro: essere un personaggio pubblico significa rischiare una duplice condanna penale in tribunale.

(La foto segnaletica di Paris nell’ultimo arresto)


È fuor di dubbio che il giudice Walton stia già assaporando il giorno — prossimo — in cui potrà ingiungere a Libby di comparire in prigione. Si spera che la sua superiorità morale e il suo smanioso sguardo sull’opinione pubblica, restino indisturbati e protetti quanto quelli di Sarah Silverman. Pare sia questo lo standard, oramai. È il nostro splendido progresso, bellezza.

THANX DAGOSPIA

giugno 14, 2007 - Posted by | All'alba del ventunesimo secolo, Paris Hilton, Pessimo Gusto, rassegna stampa, Si stava meglio quando si stava peggio

Non c'è ancora nessun commento.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: