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LASCIAMOLE CHIUDERE LE GAMBE

Non di un marito ricco, come ha suggerito Camillo Langone su queste pagine, ma di molto meno (o molto più, dipende dai punti di vista) ha bisogno Isabella Santacroce. Proponiamo che alla scrittrice nativa di Riccione sia assegnato un vitalizio della legge Bacchelli. Solo così, sollevata una volta per tutte dalla necessità di dimostrarsi, a ogni nuovo libro, più perversa, più morbosa, più sconvolgente che pria, potrà darsi e darci pace. E’ vero, l’età della Santacroce è ancora acerba per aspirare all’assegno intitolato all’autore del “Mulino del Po”.

(Isabella Santacroce – Foto Rosangela Betti)

(Isabella Santacroce – Foto Rosangela Betti)

Ma basta scorrere poche righe del suo ultimo prodotto letterario (“V. M. 18”, Fazi, 491 pagine, 17,50 euro), modestamente dedicato “A Dio Onnipotente, mio marito”, per capire che, dopo le avventure delle “spietate ninfette, intransigenti estete innalzatrici del vizio” lì narrate, sarà molto, molto difficile inventarsi qualcosa di peggio (o di meglio, dipende, ancora una volta, dai punti di vista). Consideriamo le cose con freddezza. Dopo “Zoo” (monologo ossessivo su famiglia pluri-incestuosa, amore, morte e mutilazioni assortite), tanto per tenere alta la tensione, a novembre Isabella Santacroce aveva lanciato sul suo blog una modesta proposta: “Volete rimanere con me dentro una stanza? Volete io sia la vostra Mistress per sessanta minuti? Da oggi è possibile avermi, pagando. Scrivetemi”.

(Isabella Santacroce – Foto Rosangela Betti)

(Isabella Santacroce – Foto Rosangela Betti)

Isabella è così. Non si accontenta di scrivere. Lei, come Desdemona, la quattordicenne protagonista di “V. M. 18”, è “nata per altro: per l’inenarrabile”. Solo che lei, la Santacroce, l’inenarrabile lo vuole narrare, ed è esattamente questo il problema. Narra così tanto che alla fine (cose che capitano) rimane a corto d’ispirazione, tanto da ridursi a fare l’imitazione dell’imitazione del marchese de Sade delle “Centoventi giornate di Sodoma” e di “Justine”, filtrato dall’Apollinaire delle “Undicimila verghe”, a sua volta reinterpretato alla luce di Jacula. E trascina i suoi lettori – che comunque, c’è da dire, amano di vero amore Isabella la Perversa, e glielo dichiarano con passione, sempre sul solito blog – in un (non riuscireste mai a immaginarlo) Collegio Delle Fanciulle, popolato da educande in calore e da insegnanti debosciate, con contorno di visitatori superdotati e rallegrato da delitti e suicidi.

(Isabella Santacroce – Foto Rosangela Betti)

(Isabella Santacroce – Foto Rosangela Betti)

Se si resiste a tanta originalità, vuol dire che si è pronti a esporsi a quello che il sesto comandamento del “Manifesto delle spietate ninfette” definisce “sfacelo di ogni pudore”, a vantaggio della “impetuosa depravazione”. L’effetto secondario della impetuosa depravazione, però, al cinquantesimo amplesso corredato da lesioni personali di media e grave entità, assomiglia potentemente, e volendo anche impetuosamente, all’appallamento.

(Isabella Santacroce – Foto Rosangela Betti)

Ecco perché, giunti al paragrafo titolato: “Cassandra e Animone: le nuove viziose amichette della voluttuosa Desdemona”, ovvero a pagina 37, dopo che la chiusa del precedente capitolo minacciava la minuziosa descrizione dei “libertini e crudeli Dodici Mesi Del Collegio Delle Fanciulle”, ci è venuta in mente la legge Bacchelli. Delle due l’una. O la Santacroce è un genio, e la sua parodia della parodia non è il tentativo di far assomigliare l’opera completa di Georges Bataille alle “Fiabe scelte” dei fratelli Grimm, quanto un riuscito episodio di minchionatura del lettore assetato di dissacrazioni à la carte.

(Isabella Santacroce – Foto Rosangela Betti)

(Isabella Santacroce – Foto Rosangela Betti)

Oppure la Santacroce non è un genio, ma una donna disperata, che da domani non saprà più a quale santo o satanasso votarsi. Diamole il vitalizio Bacchelli, allora, permettiamole di dismettere le comodissime tute in lattice e le maschere da colpo di calore con le quali ormai si mostra in pubblico. Facciamone una donna serena, stesa su un divano con un felpone colorato e comodo, a vedere “Beautiful”, a imparare che cos’è la vera perversione.

 

 thanx DAGOSPIA

giugno 8, 2007 - Posted by | Libri, Pessimo Gusto, Sex in the 21st Century

1 commento »

  1. ma tu che hai capito? nella vita intendo… cattolico eh? La risposta esatta era quella dei quaccheri: spiacente, per te l’inferno.

    Commento di dio onnipotente | luglio 11, 2007 | Rispondi


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