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IL FIGLIO MATTO DI TOGLIATTI

E’ ancora lì. Il 29 luglio Aldo Togliatti, figlio di Palmiro, compirà 82 anni. Da 26 vive in una stanza di Villa Igea, un manicomio di Modena. In realtà, l’ambiente non è per nulla sinistro: una bella villona liberty circondata dal verde, dove si curano i malati di mente ma non solo loro. Privata, però convenzionata con il Servizio sanitario nazionale, «quasi il pezzo privato del Dipartimento di salute mentale», come spiegano dalla Direzione sanitaria prima di tacere su tutto il resto, perché la privacy è una cosa seria e quando le malattie sono queste anche di più.

(Palmiro Togliatti)

La storia del figlio di Togliatti è tragica:


UNO SPETTRO VIVENTE
La storia del figlio di Togliatti è tragica. E’ un fantasma vivente, il sopravvissuto a un passato remoto che sembra sbiadire nella storia. Il Pci, l’hotel Lux di Mosca, il Migliore: nomi che evocano ciò che non esiste più, non fosse che per la presenza di questo signore dalla mente lontana. Delle poche foto che ci sono di lui, colpiscono due aspetti. Il primo è la somiglianza con il padre: fisica ma anche, racconta chi li ha conosciuti entrambi, nella gestualità, nel modo di passarsi le mani fra i capelli, nella calma di chi si sente soprattutto un intellettuale (e tuttavia, disse una volta Togliatti senior del figlio, «ha letto più libri lui di me», e pure il Migliore ne aveva letti moltissimi). L’altra sono, stranamente, gli occhiali: quella montatura spessa, pesante, scomoda e rigida tipica delle vittime del comunismo. Gli stessi occhiali di Sostakovic, mentre i carnefici, da Beria a Molotov, chissà perché portavano tutti aerei pince-nez.

(Rita Montagnani moglie di Togliatti e madre di Aldo da La Stampa)


IL NOME CANCELLATO
Nel ’93 la storia di Aldo fece il giro del mondo. Merito di un cronista sveglio della «Gazzetta di Modena», Sebastiano Colombini, adesso apprezzato manager della comunicazione, e del suo direttore, Antonio Mascolo. Ci misero quaranta giorni a trovare conferme di quel che si sussurrava in città e che nell’ex Pci, già Pds e non ancora Ds sapevano tutti senza che lo dicesse nessuno: il figlio di Palmiro Togliatti e Rita Montagnana, ultima apparizione pubblica nel ’64, ai funerali del padre, viveva lì, a Modena. Era lui quell’«Aldo» sul tabellone dei pazienti, l’unico a essere indicato con il solo nome di battesimo. Nessun Togliatti, per carità. La notizia del «ritrovamento» scatenò la curiosità. La clinica fu stretta d’assedio, il partito anche. Ci furono interrogazioni parlamentari, polemiche, lettere ai giornali.
Si disse che Togliatti junior era stato fatto sparire, cancellato dalla sua famiglia e dal partito. Il manicomio evocava l’Urss, le condanne ai dissidenti rinchiusi come matti e considerati matti perché dissidenti. «Soprattutto, qui è stato curato. Per noi è sempre, prima che il figlio di Togliatti, un malato. Abbiamo fatto tutto il possibile per lui come per chiunque sia qui dentro», si lascia scappare un medico della clinica. Sulla vicenda uscì un libro («I figli di Togliatti» di Nunzia Manicardi) e Luigi Lunari scrisse una pièce approdata a Broadway, «Our fathers», dove il destino di Aldo viene messo a confronto con quello di Rosemary Kennedy, la figlia ritardata del patriarca Joseph, l’ammiratore di Hitler, che la fece lobotomizzare.

(Aldo Togliatti a Torino prima della Crisi da La Stampa)


Poi più nulla. Prima nella stanza 227, poi nella 429, Aldo Togliatti continuava per decenni a fare quel che ha sempre fatto: soprattutto, le parole crociate della «Settimana enigmistica». Poi fumava (moltissimo) e giocava a scacchi (benissimo, ma da solo). Parlava e leggeva il russo e il francese. Con gli anni, ha smesso di leggere il giornale e anche di passeggiare nel parco. Non conversa con gli altri degenti. Adesso non si alza più dal letto. Del padre non ha parlato quasi mai: quelle rare volte, lo chiamava «il Vegliardo».
LE NOTTI A MOSCA
Aldo nasce a Roma nel ‘25. Primo trauma: l’esilio nell’Urss in anni che mettono i brividi solo a nominarli, con le notti all’hotel Lux di Mosca dove ogni mattina a colazione si scopriva chi era sparito. Il secondo trauma è quando papà va a far fucilare anarchici in Spagna, si congeda dicendogli «torno fra un mese» e sparisce per più di un anno. Lui viene allevato nei collegi riservati ai figli dei compagni esuli nell’Urss o liquidati da Stalin. Nel ’47, non vorrebbe tornare in Italia, ma gli tocca. E qui, forse il trauma peggiore, papà Palmiro abbandona mamma Rita e si rifà una famiglia. Né Nilde Iotti né la figlia che adotterà insieme a Togliatti, Marisa Malagoli (poi, ironia della sorte, affermata psichiatra) avranno mai a che fare con lui. Aldo non sopporta di essere, sempre e dovunque, «il figlio di Togliatti». Si isola. Resta solo con la madre e con il suo male. La diagnosi risale al 1950 ed è senza speranza: schizofrenia con spunti autistici. O forse no, ma non aiuta il fatto che venga curato in Urss o in Bulgaria. Vengono i brividi a pensare a quali potessero essere le cure per un malato di mente, nei sanatori di Yalta degli anni 50…

(Togliatti Nilde Iotti e la figlia Adottiva Marisa Malagoli psichiatra da La Stampa)


IL FALSO INGEGNERE
Bene o male, forse più male che bene ma sempre nella totale riservatezza, Aldo vive con la mamma a Torino. Per un paio d’anni riesce perfino a lavorare: in Russia è diventato ingegnere. Poi deve smettere. La tragedia personale diventa un problema sociale quando Rita Montagnana muore, nel ’79. E’ chiaro che Aldo non può stare da solo. Per qualche settimana se ne perdono perfino le tracce. Viene ritrovato in un ospedale di Le Havre, pestato e derubato da alcuni barboni.

(Palmiro Togliatti e il figlio Aldo Da la Stampa)


E’ qui che la vicenda si sposta a Modena, il feudo rosso, la cittadella dove bastava – e basta – dire «il partito» per capire di quale partito si tratti. La struttura si attiva e qui davvero si vede che monolite fosse il Pci di una volta. Tutti tacciono. Un militante, Pier Camillo Panzetti, accetta di ospitare fittiziamente Aldo, in modo da dargli un domicilio legale. Un altro, Onelio Pini, metalmeccanico, di prendersene cura. Per decenni, due volte alla settimana farà visita al figlio di quello che per lui è ancora e sempre il Migliore. Gli porterà i cambi di biancheria e le sigarette Stop. Fingerà di essere un ingegnere, perché Aldo solo degli ingegneri si fida. Gli dirà, venuto il momento, che l’Urss non c’è più (risposta: «Non ci credo»). Cercherà perfino di appassionarsi ai problemi scacchistici. «All’inizio lo facevo per il partito, poi l’ho fatto per lui. Per me è come un fratello». Onelio è morto qualche anno fa, e da allora gli unici contatti di Aldo con il mondo esterno sono le visite periodiche dei cugini torinesi.

thanx DAGO

giugno 7, 2007 - Posted by | All'alba del ventunesimo secolo, Parenti Scomodi, Protagonisti del secolo passato, Si stava meglio quando si stava peggio

17 commenti »

  1. La storia di Aldo Togliatti commuove, come anche quella di Rosemary Kennedy. A volte non si riesce a capire se sono più ingombranti i padri o i figli, specialmente quando sono questi ultimi a farne le spese. Risolvere tutto con un po’ più di amore?

    Commento di Luisa | dicembre 2, 2008 | Rispondi

  2. just passing thru….

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    Trackback di Automobile | maggio 8, 2009 | Rispondi

  3. Ho recentemente assistito alla proiezione del film VINCERE, le porcate sentimentali del Duce. Dopo aver letto di Aldo Togliatti, mi chiedo se non sia il caso di girare un altro film dal titolo VIETATO APPARIRE.

    Commento di OLIVIERO Pasquale | maggio 29, 2009 | Rispondi

  4. Come poteva un padre, che veniva definito il Migliore, amministrare l’ Italia ed il Partito ?
    Ma i militanti, i dirigenti, gli elettori non si rendevano conto di quanto accadeva alle spalle del Partito ?
    Curioso anche l’ atteggiamento dell’ amante, tal Nilde Jotti, che ha rappresentato l’ Italia dall’ alto della presidenza del parlamento. Come si è potuta permettere di ingannare in modo così vigliacco gli italiani ?
    Boh ! Mistero del PCI di allora.
    Ma… adesso sarà diverso ?

    Commento di Trotzoine bittiresu | giugno 1, 2009 | Rispondi

  5. dopo aver appreso la storia di Aldo Togliatti, mi domando: che cosa c’è di diverso tra Mussolini e Togliatti? Tutti i grandi uomini(!) predicano bene e razzolano male. Il potere deve dare alla testa se uccide l’amore per il proprio figlio e non lo aiuta. Da questo punto di vista meglio Berlusconi: almeno lui fa il padre|

    Commento di laura | ottobre 21, 2009 | Rispondi

  6. Forse ad essere abbastanza geniali ad imparare che pensando di dare significa dare la vita, é causa di incompletezza, che se così é, avere, ricevi la morte; poichè lo é nel dare; infatti, il forse dell’esserci abbastanza geniali per capirlo, il capirlo è il benessere della vita, pertanto non é esistenza del dare e dell’avere; ma é la vita così, per averne consapevolezza che é bella, nella natura.

    Commento di elio manfredini | luglio 11, 2010 | Rispondi

  7. Che storia triste! Come fa un genitore a ignorare un figlio in questo modo? Altro che “Migliore”, per me è il padre peggiore che possa capitare ad un figlio.

    Commento di Nery | agosto 17, 2010 | Rispondi

  8. c’è da chiedersi se il dramma di Aldo sia scoppiato quando Palmiro ha lasciato Rita o se Palmiro abbia lasciato Rita(e il figlio),perché si è reso conto del vero ed inguaribile stato di salute di Aldo.Quanto al “cinismo” di Nilde Jotti,mi sembra nella norma,almeno nel 2011,che le “nuove” famiglie ignorino bellamente il dramma di quelle che hanno contribuito a sfasciare. Quanto al resto,bisogna guardarlo nell’ottica comunista di tutti i tempi e di tutti i luoghi.

    Commento di domenica | gennaio 25, 2011 | Rispondi

  9. un re volle dare un consiglio a un contadino su come si coltivano i campi…
    re scemo!
    un contadino critica il re su come si governa…
    oppure
    l’ultimo cretino si permette di giudicare Togkiatti senza aver fatto neanche lontanamente niente che assomigli a quello che lui ha fatto nella vita, senza aver mai avuto ideali forti ed esservisi dedicato anima e corpo…
    bloggista medio!

    Commento di pp | luglio 13, 2011 | Rispondi

  10. Vi invito tutti a leggere il meraviglioso testo teatrale di Luigi Lunari, NEL NOME DEL PADRE (POTETE SCARICARLO ENTRANDO NEL SITO DELL’AUTORE), che trae spunto proprio dalla vita di Aldo Togliatti e da quella, dell’altrettanto sfortunata, Rosemary Kennedy. L’autore, il più rappresentato all’estero fra i drammaturghi italiani viventi, li “mette insieme” in una sorta di limbo e fa raccontare, l’uno all’altra, la vicenda umana che hanno vissuto. Con l’ironia di sempre, ma anche con grande umanità e spiritualità, Lunari confeziona un testo potente, indimenticabile ed altamente emozionante. Un dramma a lieto fine. Vi si possono trovare più livelli di lettura: rapporto padri figli, la grande storia che si interseca con le piccole storie individuali dei protagonisti, scontro tra due mondi valoriali contrapposti, ma stessa mancanza d’affetto e di rispetto per figli “non attrezzati per la vita”. VI PREGO LEGGETELO. L’unico rammarico è che i nostri Ronconi, Lavia o Branciaroli non siano in grado di vedere le potenzialità di questo testo, non abbiano il coraggio di metterlo in scena e di regararlo al pubblico italiano. Cosa, invece, accaduta a New York, a Tokio, ad Atene, a Istambul, a Parigi. Chissà che la morte di questa persona, di questo fantasma, di quest’uomo umiliato e offeso da chi lo ha generato, possa consentire al testo di prendere vita e che tutti gli italiani possano goderne, come io, fortunatamente, ho goduto.

    Commento di claudio soldà | luglio 13, 2011 | Rispondi

  11. Un mio caro amico, molto intelligente, soffre di gravi disturbi nervosi a seguito delle continui liti dei genitori, prima che divorziassero. I bambini pagano sempre gli errori degli adulti. Addio Aldo, ragazzo sfortunato…. ti ricorderò sempre nelle mie preghiere… Aldo Mazzurco

    Commento di Aldo Mazzurco | agosto 11, 2011 | Rispondi

  12. puoi essere stato un grande statista ( e anche la..) ma, come padre e essere umano: una GRANDE MERDA.

    Commento di antonella | ottobre 5, 2011 | Rispondi

  13. Queste cose succedono, veramente. A me mi ha sequestrato e psichiatrizzato mia madre per impedirmi di fare carriera universitaria.

    Commento di dr.achizofrenico | ottobre 25, 2011 | Rispondi

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    Commento di zielona herbata | luglio 4, 2013 | Rispondi

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    Commento di Patrice | agosto 29, 2013 | Rispondi

  16. Purtroppo sono le tragedie che succedono quando c’e’ una dittatura. Le dittature possono andare bene, quando la “democrazia”, come quella che esiste oggi in Italia, e’ poi solo una sporca vaccata, allora qualche mese di dittatura,cioe’ il carcere durissimo per tutti i mafiosi e fiancheggiatori, carcere duro per tutti i politici di ogni stampo che rubano a man bassa, regalando Rolex e altro , lasciando che il territorio crolli. A questo punto, metterne al muro qualche migliaio farebbe bene, si toglierebbe tutta questa orribile merda di torno. E darebbe anche una sonora lezione agli altri politici in modo che si diano da fare il meglio, dato che hanno prebende da imperatori, pagate dalle pecore italiote.

    Commento di Delfi Spitaleri | novembre 22, 2013 | Rispondi

  17. Credo che il figlio di Togliatti avrebbe potuto evitare di trascorrere 30 lunghissimi anni e 10 mesi in un ospedale psichiatrico SE,avesse avuto,dolpo la morte della madre,un’altra persona che gli dedicasse del tempo per parlare con lui,comprensione,affetto e soprattitto STIMA per una persona colta ma,.molto sensibile e sofferente per le notevoli difficoltà che la vita gli ha imposto di affrontare.Forse avrebbe potuto anche evitare tanti farmaci e tanti ricoveri che non hanno fatto che aggravare la sua autostima e il suo stato di salute.

    Commento di Caterina Vitali | agosto 22, 2016 | Rispondi


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