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Gli Agnelli e lo “Zio Matto”

Tratto da “Casa Agnelli – Storie e personaggi dell’ultima dinastia italiana”, di Marco Ferrante (Mondadori)

Marta Vio lo conobbe nel 1946 a Forte dei Marmi. Era una vicina degli Agnelli, ospite al villaggio Pesenti a casa di amici. Suo padre Rufo era un banchiere, il proprietario del Credito Lombardo, che adesso è del Monte dei Paschi di Siena. «Mia madre» racconta «era una bella donna sempre vissuta della sua bellezza. In seconde nozze sposò un celebre medico romano, Pietro Valdoni.» La madre era Vera Lodi; il suo vero nome era Primavera Gioconda, ma tutti la chiamavano Pripri. Veniva da una famiglia dannunziana: suo padre, Luigi Lodi, giornalista parlamentare, era figlio di Gabriele d’Annunzio e di Olga Lodi, detta Febea, leader del movimento femminista all’inizio del Novecento.

(Copertina del libro Casa Agnelli – Storie e personaggi dell’ultima dinastia italiana”, di Marco Ferrante)


Marta aveva 16 anni quando conobbe Giorgio, un anno più anziano di lei, sulla spiaggia del Forte. «Ci riconoscemmo subito» racconta, «erano tempi strani quelli della fine della guerra. Ci si piaceva e ci si accoppiava. C’era una tempesta, un caos sessuale. Fu il primo amore della mia vita. Giorgio all’epoca era già curioso delle droghe. Successivamente accusarono anche me di esserlo, ma a me non sono mai interessati gli stupefacenti. Giorgio era castano con le lentiggini, gli occhi azzurri, era bellissimo. Ed era un angelo caduto. Non c’era niente di costruito in lui. Era un’anima in difficoltà capitata in un mondo avverso. Di certo a sedici anni era già una persona disturbata. Del resto anche i suoi fratelli erano condizionati. Erano schiacciati dall’industria e figli di una madre ribelle.»
Secondo alcuni amici di quei tempi, a determinare il carattere di Giorgio contribuì il modo di essere dei ragazzi Agnelli. Sette ragazzini, praticamente orfani da sempre, figli di due genitori fitzgeraldiani, distratti da loro stessi, è che peraltro morirono molto giovani. In questa solitudine i ragazzi edificarono le loro gerarchie, i loro rapporti di potere, le loro alleanze, le preferenze, costruite su affinità dell’infanzia e dell’adolescenza senza alcun filtro posto dall’educazione e dalla mediazione degli adulti.

«Era come se quei rapporti fossero cristallizzati su uno schema infantile, fatto di forza, di energia, di vitalità, e mai più modificato» racconta un amico. Rievoca ancora Marta Vio: «Gli Agnelli erano piacevoli fisicamente, simpatici, energici, magari uno li avrebbe strozzati, ma avevano fascino giovanile. Forse Giorgio, che era nella fascia dei più piccoli, i primi anni ebbe il problema di affermarsi. Ma c’era qualcosa di originario e caratteriale in lui. Testimoniato anche dal fatto che era il preferito di sua madre. Virginia lo proteggeva».

(Agnelli Family 1953 – da Casa Agnelli)


Il rapporto più difficile per Giorgio fu quello con Gianni. Qualcuno dice che egli mal sopportasse il maggiorasco, il privilegio del fratello. Altri che semplicemente fossero incompatibili. «Giorgio era un Mercurio, ambiguo, liquido, si era lanciato nel baratro famigliare» dice Marta Vio. «Odiava Gianni.» Secondo Maria Sole Agnelli, semplicemente Giorgio non ne sopportava l’atteggiamento di perenne sfottò.
C’è un’evocazione di Giorgio nella “Fine degli A” di Ludovica Ripa di Meana. Giorgio compare senza nome, come una Voce. Parla con Cassandro (suo nipote Edoardo) e racconta di sé, dei suoi scherzi, le trappole per i cavalli sulla spiaggia del Forte, le biglie lanciate tra i piedi della gente, il serbatoio di una moto riempito d’acqua, il sapone nelle torte per le feste dei bambini e la volta in cui sparò a Gianni. Della storia dello sparo ci sono molte versioni, nessuna definitiva. Secondo un nipote, quello che conta è lo stato d’animo in cui avvennero i fatti: «Giorgio dava segni di schizofrenia, per un senso di inferiorità rispetto a Gianni, ed ebbe delle esplosioni di violenza nei confronti del fratello». «Questa interpretazione mi sembra psicologicamente corretta» osserva Marta Vio.

Giorgio e Carlo Caracciolo si conobbero in America alla fine degli anni Quaranta, a Harvard. E diventarono amici. Fu per via di Giorgio che Caracciolo conobbe il futuro cognato.
Nei primi anni Cinquanta, insieme diedero vita a un’operazione editoriale, un periodico che si chiamava «L’anno», una rivista sullo stile di «Time-Life» che riassumeva i principali fatti dell’anno. Maria Sole Agnelli conserva l’edizione del 1950 e quella del 1952. L’edizione del 1952 è più curata: la copertina e alcune tavole all’interno sono di Leo Longanesi, le foto sono belle, le didascalie ironiche. L’edizione del 1950 è più artigianale, con una rilegatura verde e il nome della testata in blu al centro.

Tra i collaboratori Giovanni Spadolini, Aldo Garosci, Enzo Forcella, Panfilo Gentile, Emilio Cecchi, Giulio Carlo Argan, Massimo Mila, Alberto Moravia, Irene Brin e Paolo Monelli. Nel comitato direttivo, oltre a Caracciolo, c’erano Riccardo Musatti ed Ettore Sottsass, il quale si occupò anche del progetto grafico.

(Edoardo Agnelli con Madre e Sorella dopo la I guerra mondiale – da Casa Agnelli)


Sottsass fu coinvolto nella faccenda dell’«Anno» da Carlo Caracciolo, ma con Giorgio aveva avuto un rapporto che ne prescindeva. La storia era andata così. Verso la fine degli anni Quaranta Sottsass, futura gloria dell’architettura e del design (fondò all’inizio degli anni Ottanta il gruppo Memphis), viveva a Torino, dove si era laureato al Politecnico. Aveva in mente il progetto di una rivista di cultura internazionale che avrebbe dovuto intitolarsi «Mezzosecolo». Pier Paolo Orengo gli suggerì di parlarne a Gianni Agnelli, il quale si mostrò interessato al progetto e, siccome Sottsass gli era piaciuto, nelle more della conversazione gli propose anche di progettargli una palestra per la casa a Torino e di occuparsi di Giorgio. «Mezzosecolo» non si fece e la palestra neppure. Andò in porto, però, l’incarico professionale di seguire un po’ Giorgio. La cosa consisteva nell’andare in casa Agnelli e conversare con lui.
Sottsass non aveva capito che la situazione di Giorgio era grave. All’inizio si era fatto l’idea di una persona molto eccentrica, del tipico miliardario stravagante. Al ristorante, Giorgio cominciava dal caffè e finiva con gli spaghetti. E correva in macchina: «Sei mai andato a 200 all’ora?» gli chiese una volta, e lo portò a fare l’esperimento sulla Torino-Milano, che era una strada a due corsie. Poi la situazione di Giorgio peggiorò. Sottsass lo andò a trovare in clinica a Torino, era già ingrassato a causa dei farmaci. Da allora non si videro più.

Nicola Caracciolo si ricorda di Giorgio al tempo in cui trascorse un periodo nella loro casa in via della Lungarina e rammenta che una volta sparò a una finestra con un fucile ad aria compressa.
Per dieci anni Marta e Giorgio stettero insieme. I primi tempi, poiché Pri-pri viveva a Roma, Marta andava a trovare Giorgio che studiava lì, poi si vedevano a Milano. D’estate, negli anni Cinquanta, lui stava a casa di Marta a Cap Gael. «Avevo 25 anni quando capii definitivamente che non c’era una prospettiva con Giorgio e sposai Arturo Carmassi, il pittore.»

Dopo il fatto dello sparo, comunque sia andato, Giorgio e Gianni non si riconciliarono più. E si detestarono (odiarono, secondo alcuni) fino al punto che Giorgio a un certo momento cercò di vendere il suo pacchetto azionario per fare un dispetto al fratello. Ma questo accadeva già nella fase declinante della sua vita. In America, durante la sua permanenza alla fine degli anni Quaranta, aveva avuto esperienze allucinogene, e il rapporto con le droghe era diventato sempre più intenso. Alla fine fu ricoverato in una clinica in Svizzera dalle parti di Losanna.

(Gianni e Susanna Agnelli e Delfina Rattazzi 1969 – da Casa Agnelli)


Sebastiano Fürstenberg se lo ricorda, perché studiava in un collegio della zona e quando suo padre andava a trovarlo lo portava a far visita a Giorgio, che gli era simpatico. Ma a quei tempi Giorgio era già cambiato. Si era come dilatato, era
vasto, largo. Dice Sebastiano: «Andavamo a Rolls, dov’era la clinica. Lui era ingrassato molto, fino a superare i 100 chili, aveva gli occhi di un tredicenne, mio padre non gli parlava mai della famiglia».
Morì da solo. Secondo Marta Vio «si lanciò nel vuoto dall’ultimo piano della clinica», ma è l’unica a sostenere questa tesi. «A me lo comunicò Buratti, che era l’amministratore degli Agnelli, e mi rispedì i miei quadri che teneva con sé. Ma non partecipai al suo funerale.» Secondo Maria Sole l’ipotesi del suicidio va esclusa: morì perché il suo fisico si era molto indebolito.
Lupo Rattazzi si ricorda di quando seppero della morte di Giorgio: «Vidi piangere una delle cameriere».

Quando morì, Gianni era a Como a Villa d’Este per un convegno, la sera pranzò con un amico, Niccolò Pignatelli, e non fece alcun cenno al lutto. «Mio nonno non ne parlava» dice John Elkann. Giorgio fu un tabù per la famiglia, la sua esistenza venne cancellata, le sorelle cercarono di rimuoverlo. Molti dei nipoti lo sentirono nominare solo da adulti. Qualcuno non aveva mai visto una sua foto prima dell’uscita nel 2004 di un libro-intervista di Carlo Caracciolo. Giorgio è ritratto al matrimonio di Gianni e Marella, davanti alle colonne del castello di Osthoffen, l’11 novembre 1953: al centro Caracciolo, alla sua sinistra Carlo di Robilant, alla destra Giorgio, tutti e tre in tight. Lui è molto alto, ha i baffi, le labbra sottili, quasi invisibili, come quelle di sua madre, una sigaretta tra le dita, la giacca del tight abbottonata.

(Gianni Agnelli 1978 – da Casa Agnelli)


Marta Vio ha 77 anni, un figlio e tre nipoti, vive in campagna in provincia di Arezzo, dove ha fatto la coltivatrice e la poetessa. Ha scritto quattro libri: “Poesia 1”, “Poesie”, “Romanza per patrioti”, “Viaggio nelle isole beate”.
Su Internet restano brandelli della vita di Giorgio: la sua presenza nell’albero genealogico di Mister Bruins, l’esistenza di una scuola infermieri professionali a lui intestata in Pinerolo, un concordato fiscale con lo Stato relativo al periodo 1960-63 (per una quota pari a 1 miliardo e 40 milioni di lire), qualche foto nell’archivio Farabola e, infine, un’inserzione commerciale: «Vendo auto e moto d’epoca a Mombercelli». L’inserzione riguarda una: «Fiat 1900 B Granluce, 1957, primo intestatario Giorgio Agnelli, in fase di avanzato restauro, motore e meccanica totalmente a nuovo, carrozzeria sabbiata, risanata e trattata, completa 100 per cento, targhe originali e documenti completi, radio e accessori d’epoca».

thanx Dagospia 28 Maggio 2007

maggio 28, 2007 - Posted by | Advertising, Libri, Parenti Scomodi

7 commenti »

  1. ciao, mi presento, sono la figlia di Martino vio che è l’unico figlio di Marta Vio. Di conseguenza Marta Vio è mia nonna. Mi piacerebbe dire che Marta è una nonna a tutti gli effetti ma purtroppo non è così, ha sempre rifiutato di essere chiamata nonna anche se è stata molto presente. Ha un carattere forte e indipendente, a volte troppo scontroso. si è sposata con Carmassi ma non si sono mai amati veramente, il loro rapporto era di amicizia. Per cui quando mio padre è nato mia nonna era da sola, un po perché ha sempre rifiutato l’idea di vivere con un uomo, un po perché non sapeva chi fosse il padre di suo figlio, oppure lo sapeva ma non le importava. insomma, dopo i 40 anni incontrò Cesare Dessi, uomo piu giovane di lei di 12 anni. lui era un acrobata e parti con mia nonna. Da allora non si sono mai lasciati, hanno sempre vissuto insieme anche se non erano sposati. E non mi sembra di esagerare se dico che Cesare era una persona bellissima, era il mio “nonno” anche se non c’erano legami di sangue tra di noi. Lui è morto pochi anni fa davanti ai miei occhi e mi manca ancora tanto. Lui è stato l’unico nonno che riconosco come tale e mi rattrista il fatto che mio fratello che ha 5 anni ha potuto conoscerlo solo da bèbè. Quante cose avrebbe potuto insegnarci ancora.. è morto così, di infarto..di colpo, nessuno se lo aspettava..

    Commento di dafne | dicembre 10, 2007 | Rispondi

    • Ho conosciuto Tua nonna e Cesare Dessi ai tempi del Cocollo…..Vorrei conoscere una storia che per me si è interrotta circa 30 anni fa……

      Commento di Roberto Falchi | ottobre 19, 2015 | Rispondi

  2. Oggi la tua vita com’è…con una famiglia alle spalle come la tua…famosa, potente, imponente tu cosa fai, come vivi con una eredità di questo tipo.

    Commento di carolina | dicembre 29, 2009 | Rispondi

  3. Che tristezza!…

    Commento di Nery | luglio 8, 2011 | Rispondi

  4. una storia affascinante da indagare con ricerca accurata!!!!!!

    Commento di pierluigi gianfranchi | giugno 1, 2013 | Rispondi

  5. Ciao, mi chiamo Foglio Innocente Poeta, avrei desiderio di poter parlare con Te, grazie e scusa.
    Innocente.foglio51@gmail.co

    Commento di Innocente foglio | novembre 30, 2016 | Rispondi

    • Ciao Foglio Innocente Poeta, non ho capito con chi vuoi parlare?

      Commento di marcellopera | novembre 30, 2016 | Rispondi


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